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sabato, luglio 31, 2004


3:22 PM - Corriere della Sera - I nuovi adolescenti: prima l'amore, poi il sesso

Corriere della Sera - I nuovi adolescenti: prima l'amore, poi il sesso

Viaggio sulle spiagge da Rimini a Ragusa
I nuovi adolescenti: prima l'amore, poi il sesso
Pensano a famiglia e lavoro, chiedono fedeltà e amore eterno. L’avventura da vacanza non fa per loro: troppo bravi ragazzi

RIMINI-FRANCAVILLA-RAGUSA - Sono bravi ragazzi. Non amano la trasgressione, sognano un amore eterno ma sono abbastanza realisti da non illudersi di averlo già trovato. Non parlano con i genitori. Tradizionalisti, niente tradimenti, meglio la gelosia, non sono facili alla confidenza e non danno molta importanza al sesso. Se arriva, meglio, ma se non arriva pazienza. Perché l’importante è l’amore, con la A maiuscola. E la famiglia che verrà. Gli adolescenti delle spiagge italiane non sono più quelli di una volta. L’avventura da vacanze non fa per loro, sono concentrati e seri e se pensano al futuro pensano sì alla famiglia ma anche al lavoro. Con qualche differenza tra maschi e femmine. Con poche differenze tra Nord, Centro e Sud. Anzi. Se cerchi una ragazza non conformista, la trovi in Sicilia, sdraiata sulla spiaggia bianca e fine di Marina di Ragusa.

CONFORMISTI E NO - È Carlotta, ha 14 anni, studia al liceo classico ed è stata fidanzata fino a due anni fa. Sic. «Da un po’ di tempo, solo incontri fugaci di una sera ma solo se c'è un coinvolgimento mentale». L’uomo della mia vita? «Non ci penso». Una famiglia in futuro? «Preferisco la libertà, la mia indipendenza, mi immagino donna in carriera e la famiglia spesso te lo impedisce». Un legame? «Sì, questo sì, ma niente di eterno, il per sempre non mi piace e non voglio uomini possessivi o gelosi». Il sesso? «Non l’ho mai fatto davvero, so che fa parte della vita e se lo faccio mi deve piacere». Avventure? «Se mi va, perché no. Di solito un uomo che cambia sempre è un latin lover, se lo fa una donna è una puttana; per me sono uguali». Divorzio? «Quando è necessario sì». Aborto? «Lo stesso, ma ogni donna è un mondo a parte e deve agire come crede».
Non tutti gli adolescenti sono Carlotta. La quindicenne Marta, di Chieti, ritiene giusto distinguere: «La ragazza che cambia spesso è una ragazza facile, per l’uomo è diverso ed è normale che sia così». E Claudia rincara: «Una donna che si diverte troppo è da giudicare male». Lei ha 15 anni ed è fidanzata da sei mesi: «È la prima storia vera che ho, speriamo che duri ma ho qualche dubbio, la pensiamo troppo diversamente». Per questo, dice, non ha ancora avuto rapporti sessuali: «È troppo presto, devo conoscerlo meglio, però se stai bene con il tuo ragazzo, lo puoi fare anche subito». Nel primo pomeriggio, al Lido Venus di Francavilla al Mare, i ragazzi riempiono i tavoli dei bar. Marco e Viviana, liceali, 19 e 18 anni, sono fidanzati da due settimane. Per Viviana le parole chiave sono quattro: «Fiducia, fedeltà, onestà, sincerità». Non vuole ripetere l’esperienza passata, un anno e mezzo con un ragazzo «troppo possessivo, anzi oppressivo». Il sesso? «È abbastanza importante, ma non bisogna farne una cosa ossessiva, serve per affiatare di più la coppia e viene con il tempo». Per i genitori rimane un tabù: «Mia madre la pensa all’antica e le dà fastidio anche un bacio. Quando dice: stai attenta, intende quello. Ma io sono una ragazza seria, mentre altre sono più superficiali e non aspettano neanche che sia lui a farsi avanti: si buttano subito». Vanno giudicate male? «Sì, deve essere l’uomo a muoversi». Solo su quest’ultimo punto Marco dissente. E sottolinea: «Per me la fedeltà è tutto».

ABORTO E GAY NO - Il geometra Emiliano ha vent’anni ed è fidanzato con Sandra da due e mezzo. Prima di lei, solo storielle brevi. Sandra, prima di lui, solo storie da un mese. Progetti? «Sì, - dice Sandra - io sono all’antica, vorrei sposarmi con lui». Sesso? «Naturale, ma non ditelo a mia madre». Se ci dovesse scappare una gravidanza? «Non capiterà, ma aborto mai, piuttosto me ne vado in un istituto per ragazze madri». Emiliano: «Preferisco una vita difficile che avere il rimorso di aver ucciso una creatura. Diciamo che l’aborto l’accetto ma non lo condivido». «Non l’accetto e non lo condivido», ribatte Sandra, «la famiglia è un valore». E tra i valori, Sandra aggiunge l’eterosessualità. L’eterosessualità un valore? Come sarebbe? «Il gay è contro natura». Emiliano è d’accordo.

IL SESSO CONTA - Al Lido Tramontana, la diciassettenne Tania beve una coca con l’amica Erica. Hanno un fidanzato da quasi tre anni: «Il sesso non è un problema». Per Tania è arrivato dopo un mese dal primo incontro. Per Erica dopo quattro mesi. Dicono che in un rapporto sentimentale il sesso conta «un bel po’». Quanto? «Diciamo un 60 per cento, ma se viene a mancare non fa niente, può rimanere l’amore». Sognano una famiglia numerosa e ne parlano spesso con i loro partner. Gelose? «Se mi viene a dire che mi ha tradita, ascolto le sue ragioni e poi lo lascio ugualmente». Meglio non dire? Per Tania, «meglio non dire, la verità dovrebbe essere obbligatoria ma è logico che non si può e qualche bugia ci scappa sempre». Pure a te? Sorride: «Pure a me». Angelo, vent’anni, studente in farmacia, ascolta e scuote la testa: «Per me l’amore non è eterno, l’attrazione fisica è importantissima, e più persiste il sesso più la coppia dura. Lasciare perdere l’aspetto fisico, significa compromettere tutto: perché una coppia sia solida, non deve mai dare niente per scontato». Confidenze con i genitori o con gli amici? «Con nessuno, il sentimento e il sesso si basano sul fai-da-te, non c’è bisogno di consigli da nessuno, io ne parlo solo con la mia ragazza».

UNA SERA - Una compagnia maschile chiassosa sotto l’ombrellone non manca mai. Andrea, Vincenzo, Eugenio, Franco hanno tra i 18 e i 19 anni, non sono fidanzati ma non chiedete loro se sperano in qualche incontro fugace. «Negli anni scorsi è capitato, - dice Andrea - l’obiettivo è sempre quello, cercare una storia che magari possa durare, ma di solito non dura e dopo la prima sera diventa amicizia». Amicizia stagionale? «Si parte dall’attrazione fisica, le mani, lo sguardo, le labbra, poi subentrano il rispetto e la conoscenza». Andrea racconta di una relazione durata quasi un anno e finita in maggio: «Il sesso non è mai stato un problema, si faceva con naturalezza e basta, senza tante discussioni. Fisicamente, tutto bene ma non sentivo più il sentimento di prima e allora l’ho mollata, io non riesco a fingere, preferisco passare per scemo ma devo dire la verità». Vincenzo si definisce «un tipo da film», perché ama solo «le storie romantiche». Per questo, dichiara senza mezzi termini che «il sesso non esiste, esiste solo l’amore al 100 per cento. Se lei mi dà 99 non ci sto». Così, se dovesse capitare un incontro occasionale, Vincenzo diffida e si tira indietro: «E non me ne vergogno. Ormai sono le ragazze che vengono a cercarti, ma io non ne voglio sapere, specialmente se ho in testa un’altra. L’amore deve essere totale e non concepisco l’idea del divorzio: l’amore, se è amore, non finisce mai e quando sei in crisi puoi sempre rivalutare le piccole cose e ricominciare».

SINCERITÀ - Bisogna tornare nei pressi di Carlotta, verso Marina di Ragusa, per trovare punti di vista meno radicali. Maddalena ha 18 anni e racconta di una rottura recente: «Dopo un anno e mezzo, mi sono accorta che non gli andava più ma non aveva il coraggio di dirmelo, dunque ho dovuto prendere in mano la situazione...». Bilancio? «Quel che conta è la sincerità, non bisogna mai addolcire la pillola per ferire di meno». Che cosa ti manca ora? «Non certo l’intimità, quella non c’è mai stata, perché venivano sempre prima i suoi amici, facevamo poco sesso, niente di regolare, ma non ne sentivo la mancanza, mi mancava l’intimità, che è un’altra cosa". Se lo sapessero i tuoi genitori? «Lo immaginano, ma sono troppo invadenti per meritarsi le mie confidenze». La migliore amica di Maddalena si chiama Cristina, 17 anni, ed è lì accanto a lei seduta sulla spiaggia. Ha avuto una relazione «lascia e prendi» durata quattro anni: «Ne ho parlato subito con i miei genitori, anche del sesso: dicono che è una cosa naturale e preferiscono averlo saputo da me. È stata la mamma a consigliarmi la pillola, ma è una rarità, tra le mie amiche non ne conosco nessuna che abbia un rapporto così aperto in famiglia».

NON SI PARLA CON I GENITORI - Se qualcuno pensa che al Nord sia diverso, vada a Rimini e si fermi a parlare con il ventunenne Alessandro di Padova, studente di lettere, in vacanza per la prima volta con la sua fidanzata Silvia, 17 anni. Vi dirà che «con i miei genitori non c’è rapporto, non parlo di niente, non litigo neanche»: Conoscono Silvia? «Solo mia madre, mio padre è inesistente». E i genitori di Silvia conoscono Alessandro? «Non lo accettano, sono troppo cattolici per accettarlo». È una ragione di litigio? «Mio padre lo vedo solo la domenica, e non sa quasi niente di me. Con mia madre abbiamo litigato pesantemente quando ha scoperto che prendevo la pillola: è rimasta scioccata, sconvolta e delusa, diceva che avrebbe potuto aiutarmi se solo le avessi parlato prima, ma non è vero. Lei sostiene che il sesso non si può prendere alla leggera, forse voleva che lo facessi, come lei, solo dopo il matrimonio. Non capisce». Il tuo progetto con Alessandro? «Star bene insieme, il più a lungo possibile. Al matrimonio lui non ci pensa, io sì». Alessandro: «Non credo nell’istituzione". E nell’amore? «Sì, nell’amore sì, ci sono tanti ragazzi, anche molto giovani, che vengono in questi luoghi di villeggiatura solo per sesso, e la cosa mi mette tanta tristezza». Sono diciottenni Giovanni, Marco, Michele, Luca e Francesca. Giocano a carte su un tavolino del lungomare. Giovanni è fidanzato con Francesca da due anni: «Se pensiamo mai al matrimonio? No, per ora abbiamo altri interessi: lo studio, lo sport...». Divertimenti? «Tanti, la discoteca, il pub, gli amici». Intimità? «Sesso senza problemi, all’inizio forse c’è stata qualche difficoltà, poi è andato tutto liscio». Cautele? «Preservativo, come tutti». Capita mai di pensare ad altre ragazze? «Capita, ma la fedeltà è d’obbligo, non sopporterei mai un tradimento». Francesca: «Neanch’io». Rapporti con i genitori? «Mia madre mi ha spiegato qualcosa da piccola e poi basta. Se ho da chiedere consigli, preferisco mia sorella o un’amica». Marco non è fidanzato e forse è in attesa di un incontro fatale: «No, adesso come adesso mi interessa una persona e se anche dovessi avere un’occasione non ne approfitterei di certo». Quanti bravi ragazzi, sulle spiagge italiane.

Paolo Di Stefano


Storia inviata alle: 3:22 PM
Del giorno: sabato, luglio 31, 2004

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mercoledì, luglio 28, 2004


12:59 PM - LE VERE PARABOLE DELLA VITA

Il Primo giorno, Dio creò la Mucca e disse: "Dovrai andare nei campi con il contadino, soffrire tutto il giorno sotto il Sole, figliare in continuazione e farti spremere tutto il Latte possibile: ti concedo un'aspettativa di vita di 60 anni". La Mucca rispose: "Una vita così disgraziata me la vuoi far vivere per 60 anni? Guarda, 20 vanno benissimo, tieniti pure gli altri 40". E così fu.

Il Secondo giorno, Dio cre il Cane e disse: "Dovrai sedere tutto il giorno dietro l'ingresso della Casa dell'uomo, abbaiando a chiunque si avvicini. Ti assegno un'aspettativa di vita di 20 anni". Il Cane replicò: "20 anni a rompermi le palle e a romperle agli altri? Guarda, 10 sono più che sufficienti, tieniti pure gli altri". E così fu.

Il Terzo giorno, Dio creò la Scimmia e disse: "Dovrai divertire la gente, fare il pagliaccio ed assumere le espressioni più idiote per farla ridere. Vivrai 20 anni". La scimmia obiettò: "20 anni a fare il cretino? Mi associo al cane e te ne restituisco 10". E così fu.

Infine, Dio creò l'Uomo e disse: "Tu non lavorerai, non farai altro che mangiare, dormire, scopare e divertirti come un matto.
Ti assegno 20 anni di vita". E l'Uomo, implorante: "Come, 20 anni... solo 20 anni di questo Bengodi? Senti, ho saputo che la Mucca ti ha restituito 40 anni, il Cane 10 e la Scimmia altri 10, sommati ai miei 20 farebbero 80, dalli tutti a me!". E così fu.

Ecco perché per i primi 20 anni della nostra vita non facciamo altro che mangiare, dormire, giocare, scopare, godercela e non fare un cazzo, per i successivi 40 lavoriamo come bestie per mantenere la famiglia, per gli ulteriori 10 facciamo i cretini per far divertire i nipotini e gli ultimi 10 li passiamo rompendo le palle a tutti.


ED INOLTRE...................
Tutto gira intorno ad una ruota:

A 3 anni il successo e'.... non pisciarsi addosso
A 12 anni il successo e'.... avere tanti amici
A 18 anni il successo e'.... avere la patente
A 20 anni il successo e'.... avere rapporti sessuali
A 35 anni il successo e'.... avere moltissimi soldi
A 43 anni il successo e'.... godersi quello che si ha
A 50 anni il successo e'.... avere moltissimi soldi
A 60 anni il successo e'.... avere rapporti sessuali
A 70 anni il successo e'.... avere la patente
A 75 anni il successo e'.... avere tanti amici
A 80 anni il successo e'.... non pisciarsi addosso


Storia inviata alle: 12:59 PM
Del giorno: mercoledì, luglio 28, 2004

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1:05 AM - Corriere della Sera - Treviso: esplode cellulare, donna ferita alla mano

Corriere della Sera - Treviso: esplode cellulare, donna ferita alla mano

Ma vi sembra possibile? Pensate quando ad esplodere saranno le supposte!


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lunedì, luglio 26, 2004


6:23 PM - Un italiano su due trova lavoro grazie alle raccomandazioni

La raccomandazione imperversa come prima. E passa dal collocamento solo il 10%

Un Paese di raccomandati. Non è una novità, ma quando a confermarlo sono le cifre, fa sempre una certa impressione. Oltre cinque italiani su dieci trovano un lavoro grazie alle reti informali: amicizie, segnalazioni, referenze. In una parola, raccomandazioni. Parenti, amici, conoscenti diventano così i pilastri di un collocamento rudimentale che, nonostante tutti i tentativi di modernizzazione, continua ad essere improntato al «fai da te».

Il tam tam, il passaparola spinge i cercatori di lavoro a proporsi direttamente a potenziali datori di lavoro (22%), a inviare curriculum (27%) o a sfruttare esperienze precedenti (4%). Il ricorso ai servizi pubblici all'impiego è piuttosto scarso (10%). E a ragion veduta, dal momento che solo una quota marginalissima di chi vi si rivolge trova davvero un lavoro (4%).

Fermi sembrano invece i concorsi, mentre non manca chi la sua grande occasione la va a cercare sfogliando i giornali (13%) o cliccando su Internet, strumento in forte crescita (» 49%). I dati Isfol non ci sorprendono, anzi, in qualche modo appaiono sottodimensionati rispetto ad altre ricerche, che fanno ammontare addirittura ai due terzi il peso delle raccomandazioni. Ma non è un bel segnale vedere apparire un Paese che continua a privilegiare strumenti arcaici e rudimentali, che mette agli ultimi posti per esempio le società di selezione e le agenzie private di collocamento.

La ricerca delle risorse umane, la caccia ai talenti, dovrà necessariamente spostarsi verso attrezzi e metodologie più professionali, soprattutto in questa fase di riforma del mercato del lavoro, che vedrà presto la nascita di nuovi intermediari, dedicati alla cosiddetta somministrazione di lavoro, sia a tempo determinato che indeterminato. Per adesso dobbiamo accontentarci del «bricolage». Il reclutamento delle migliori risorse umane ha invece bisogno di trasparenza: trovar lavoro non dovrà essere più un colpo di fortuna o la spinta di una persona influente.

Del resto, oltre che arcaici, i canali informali non sono nemmeno del tutto efficaci, se è vero, come ci racconta l'Isfol, che una grande fetta di imprese denuncia una forte difficoltà di reperimento di manodopera (44%). Né può consolarci il fatto che di fronte alla raccomandazione «tutto il mondo è paese». Ce lo ha spiegato Dorothy Louise Zinn, un'antropologa americana, che a questa pratica ha dedicato i suoi studi. Trasferitasi in Basilicata ha concentrato le sue ricerche sul campo sul paese di Bernalda, che è diventata famosa, suo malgrado, come «capitale della raccomandazione». I suoi 12 mila abitanti stiano tranquilli, dice la Zinn, perché sono in buona compagnia. Non solo infatti, distinguendosi da Edward Banfield, l'inventore dell'espressione «familismo amorale», queste pratiche sono diffuse nel Sud, dice la Zinn, ma le troviamo anche nel Nord. Mal comune, mezzo gaudio? No di certo. Ma la spintarella è ovunque funzione di inefficienze e burocrazia e dell'assenza di servizi professionali. Il metodo delle referenze è molto diffuso negli Stati Uniti, nel lavoro e nell'accesso ai livelli alti della carriera scolastica, ma anche in Germania e in altri Paesi europei, dove vige il cosiddetto «crony capitalism», il capitalismo degli amiconi.

Come si fa a estirpare una pratica che dal lavoro passa a una gran quantità di servizi? Quando viene usata per velocizzare una pratica, per trovar posto per le case popolari, per avere una certa maestra, per entrare rapidamente in un ospedale? La raccomandazione è figlia dell'inefficienza e di una società abitata da clan. Esige un dono, un voto, una tangente. Può essere data o promessa, concretizzata o millantata. Ma soprattutto costringe chi l'ha ricevuta nella scomoda posizione del debitore, di colui che deve ricordarsi per tutta la vita di dire grazie a qualcuno.


Storia inviata alle: 6:23 PM
Del giorno: lunedì, luglio 26, 2004

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